Le elezioni del 18 aprile 1948 sono passate alla storia come una specie di battaglia di Lepanto del ‘900,ma seppur il clima fosse incandescente in un anno pieno di avvenimenti,tra i quali certamente le prime elezioni politiche dopo quelle per l’assemblea costituente fossero l’elemento di punta,non vanno dimenticati altri episodi drammatici come l’attentato al segretario del PCI Palmiro Togliatti il 14 aprile ad opera di Antonio Pallante,che scosse talmente l’Italia da far pensare ad una imminente rivoluzione comunista. Lo stesso segretario del PCI colpito mentre usciva dalla camera dei deputati insieme alla sua giovane compagna Nilde Jotti,che il puritanesimo comunista per anni presentò come “segretaria”,seppe mantenere l’ordine dei suoi ammonendoli alla calma appena dopo essersi salvato con un prodigioso intervento chirurgico del prof.Pietro Valdoni,invitando alla calma tutti i militanti del partito.La preoccupazione del leader comunista non era solo dettata dal pericolo che l’Italia appena uscita dalla guerra precipitasse nella guerra civile,ma di mantenere quell’unità costituzionale faticosamente ottenuta per varare la carte dello stato anche dopo l’uscita delle sinistre dal governo e pure dopo la loro sconfitta alle elezioni dell’aprile precedente;non va dimenticato il ruolo di Stalin che si insolentì molto per la mancata protezione del “migliore” da parte degli altri compagni,ma anche per il pericolo di violare i difficili equilibri usciti dalla conferenza di Yalta del 1945.

Ma ci fu un episodio poco conosciuto in quell’anno così drammatico eppure tanto affascinante. Le elezioni del 18 aprile rappresentarono uno spartiacque,una sorta di scelta di campo tra due modelli internazionali e una definitiva scelta a favore del regime democratico,la D.C. riportò un vittoria senza precedenti raccogliendo addrittura la aggioranza assoluta,traguardo sperato ma non previsto che fece dire a De Gasperi “..pensavo piovese non che grandinasse!” con il retropensiero alle elezioni del novembre 1918 quando il PPI ottenne ben 108 seggi nelle penultime elezioni dell’età liberale,ma che non servì a granchè data la forte conflittualità tra le forze politiche. Ma in quelle del 1948 lo scenario era ambiato soprattutto perchè le gerarchie della Chiesa decisero di intervenire direttamente. Il 30 gennaio il Papa Pio XII ricevette l’allora presidente degli uomini di Azione Cattolica prof Luigi Gedda incaricandolo di provvedere a creare qualcosa che sostenesse lo sforzo per la democrazia che lo stesso pontefice nel radiomessaggio natalizio del 1944 aveva indicato come scelta del Magistero cattolico. La D.C da sola non avrebbe potuto organizzativamente competere con la struttura delle sinistre soprattutto del PCI e il prof.Gedda creò in pochi giorni,l’8 febbraio 1948, i Comitati Civici non per sostenere apertamente la D.C ovviamente invitando gli elettori a votarla ma per sconfiggere un nemico subdolo:l’astensionismo. Quella “maglia che si smaglia” come la definì lo stesso Gedda, si rivelò fondamentale per la vittoria democristiana anche se sovente non lo si ricorda,ma accanto a queste vicende che inveravano ovviaente una forte contrapposizione ideologica,c’è un episodio che credo quasi nessuno conosca:la benedizione del palazzo delle botteghe oscure storia sede del PCI!

I fatti andarono così:il giorno di ferragosto 1948 Padre Lucio Migliaccio dell’Ordine di Maria al quale mi ha legato un amicizia filiale per molti anni,era allora l’assistente spirituale dei Comitati Civici ed aveva la residenza presso un convento annesso alla chiesa di S.Maria in Campitelli,per chi consce Roma non distante,anzi quasi dietro via delle botteghe oscure dove era la storica sede nazionale del PCI. Incontrando casualmente nella vicina via dei Polacchi il segretario particolare di Togliatti,dott.Massimo Caprara,passeggiando per accompagnarlo al cosiddetto “bottegone”,Padre Lucio chiese se fosse possibile visitare quella che era considerata il tempio delle gerarchie comuniste. Era il giorno di ferragosto in una Roma caliente svuotata dalle prime vacanze del dopoguerra ed entrambi passeggiando sui bollenti sampietrini romani arrivarono alla soglia del “bottegone” e non essendoci nessuno perchè “in primis”Togliatti in vacanza convalescente dall’attentato,ma anche tutti i dirigenti comunisti lontani da Roma,Caprara invitò Padre Lucio a visitare le botteghe oscure e il giovane sacerdote portando con sè sempre lo spirito evangelico chiese al segretario di Togliatti fosse vietato impartire una benedizione a quei locali.Caprara acconsentì e padre Lucio Migliaccio impartì una benedizione sincera ai locali considerati il centro del comunismo non solo italiano. Questo episodio raccontatomi tanti anni fa dallo stesso padre Lucio,amico e maestro indimenticabile,mi è parso interessante portarlo a conoscenza per ricordare che i comunisti e i democristiani sono stati avversari a volte acerrimi su posizioni opposte,ma mai nemici e tantomeno spinti da quell’odio che oggi in assenza di ideologie i nuovi politici della seconda repubblica si gettano addosso quotidianamente dimenticando,perchè ignoranti,che la politica si fonda su progetto,proposta ma soprattutto sulla sintesi,ovvero sull’accordo frutto di un sincero spirito di promozione della democrazia..democrazia che il PCI e la DC hanno contribuito a radicare in Italia!

Prof. Giulio ALFANO

Presidente Istituto Mounier

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