Nelle attuali condizioni della politica italiana,ma direi di un po tutta l’Europa,stiamo assistendo ad un fenomeno che la scienza politica ha sovente affrontato:il passaggio da una democrazia “centripeta” ad una “centrifuga”,ma cosa si intende con questi termini tecnici?
Per democrazia centripeta si intende una cutura politica pittosto omogenea,caratterizzata da valori simili tra tutti i cittadini sia dal punto di vista politico che etico e soprattutto un comune sentire i vincoli sociali,affettivi e morali;di conseguenza anche i comportamenti dei leaders politici,sono senza dubbio caratterizzati dalla competitività,come giusto che sia in una democrazia rappresentativa,,ma dentro a regole condivise,vissute assorbite come “modus vivendi” da tutti i competitors senza cercare di modificare ad ogni vittoria di una o dell’altra maggioranza le regole del gioco.Ciò è possibile quando lo sviluppo va di pari passo col progresso,quando le differenze sociali tendono ad attenuarsi,quando non si vive quella che Emmanuel Mounier chiamerebbe “ideologia della dominanza”,in primo luogo quando la vita etica di ciascuno è improntata a valori morali di omportamento soggettivo che,come insegnava S.Tommaso possono cambiare insieme la vita di tutti.
Ma quando l’appetito sensibile segue solo l’appercezione dell’oggetto col guadagno, la competizione come umiliazione dell’altro,la fame di successo a tutti i costi,l’edonismo sussuale prende il posto dell’equilibrio tra ragione e passione,ecco che questo tipo di democrazia finisce per essere un intralcio e viene progressivamente sostituita quasi per abitudine alla passività e all’emulazione con l’altra,con la democrazia centrifuga. Con essa si intende una democrazia certamente fondata sulla competizione,ma caratterizzata da una cultura politica frammentata,di gruppi competitivi distanti e contrapposti e in forte conflitto,che trasformano l’avversario politico in un nemico.
E’ quello che sta succedendo alle democrazie europee e in primo luogo a quella italiana dove la cultura della leadership ha dissolto l’essenza della politica, ma innanzitutto della vera democrazia che si fonda sin dalle sue origini su tre capisaldi :isonomia,isotimia,isegoria.
Con la prima si intende l’uguaglianza di tutti di fronte al potere;con la seconda l’uguaglianza di tutti di fronte alle cariche;con la terza l’uguaglianza di tutti di fronte ai diritti. Viceversa la democrazia centrifuga dei nostri tempi ha trasformato i desideri in diritti(esempio il diritto alla felicità che resta pur sempre un desiderio!),ma soprattutto l’uguaglianza in privilegi di categorie protette,quasi fossimo tornati al tempo delle corporazioni. Va da sè che in tutto questo mare magnum,molti vedono un solo ostacolo da abbattere,combattere demolire:la Costituzione Repubblicana!
Essa viceversa è e resta la vera rivoluzione politica, direi europea, del XX secolo!
Nata dalle sofferenze patite a casa dei totalitarismi del’900 ma anche per colpa delle aride democrazie di quell’epoca,essa rappresenta il nostro futuro e senza dilungarmi e confortato dallo splendido risultato dello scorso referendum confermativo,basterebbero alcuni dei 139 articoli ad indicare l’imperitura esigenza di applicarla ogni giorno di più per tornare ad una vera democrazia centripeta della partecipazione. Mi riferisco all’articolo 3,che sancisce come la repubblica italiana non può essere una repubblica “censitaria”ed obbliga lo stato a rendere “di fatto” operativa l’uguaglianza,come volle inserire questa espressione la costituente Teresa Mattei,o come l’articolo 21 che concede “a tutti” il diritto di esprimere il proprio pensiero,”a tutti”! non agli italiani soltanto,foriero tale articolo di un futuro delle prossime società multietniche.
:Ma anche l’articolo 41,che stabilisce si a libertà economica ma esercitata all’interno delle leggi dello stato e non in modo arbitrario,selvaggio o,peggio,egoistico. Ecco,la “solidarietà” il principio cardine intorno al quale ruota la nostra carta costituzionale,al punto da intenderlo come “dovere” nella seconda parte dell’articolo 2.
Alla mente torna la quasi profetica indicazione che Sergio Paronetto (1911/1945) diede a margine del Codice di Camaldoli sul finire della seconda guerra mondiale,delle “Tre Democrazie”:la democrazia politica,con la garanzia delle libertà classiche di partecipazione dei cittadini alla gestione dellostato;la democrazia economica,col controllo pubblico e sociale dell’economia e dei grandi monopoli per orientare lo sviluppo al benessere di tutti contro lo sfruttamento monopolistico e la democrazia sociale,con la tutela dei diritti del lavoro,della famiglia,delle fasce sociali più deboli,per un emergenza della dignità della persona che non deve essere costretta a “vendersi” nè per il piacere nè per ottenere un lavoro che è un suo diritto naturale.
Ecco come una rinascita della democrazia che oggi vive un autunno generalizzato,non può prescindere da tutto cio’ che è già scritto nella nostra Costituzione e se milioni di persone dopo una pedissequa disaffezione al voto nelle lezioni politiche,si sono recate in massa a dire NO a qualsiasi modifica presidenzialista del nostro gioiello istituzionale,la Costituzione,ciò deve essere un monito per tutte le forze politiche affinche partano dalla Costituzione,la applichino e ricordino che essa fu scritta col sangue innocente di tanti uomini e donne che diedero la vita per la libertà…e non è possibile assistere a uomini e donne che fuggono per fame dal loro continente verso la “ricca” Europa e vengono cacciate come reiette!!TORNIAMO ALLA COSTITUZIONE!!
PROF. GIULIO ALFANO
Docente Scienza Politica – Pontificia Università Lateranense(Pul)
Presidente Istituto Emmanuel Mounier – Italia