Nella sua breve ed intensa vita Emmanuel Mounier(1905/1950) ci ha lasciato un piccolo capolavoro,che non ha a che fare con la politica e tantomeno con la filosofia:”Le lettere sul dolore”,che il filosofo francese scrisse e dedico’ oltre che a vicende dolorose personali,alla pratica della presenza di Dio nella vita quotidiana.
Questo piccolo volumetto ci offre l’opportunità di vedere l’esperienza del dolore vivifica la fede autentica oltre il facile sentimentalismo e l’emotività che oggi soprattutto animano la vita delle giovani generazioni, prive di ideali e dedite al sesso e al materialismo consumistico
. L’opera va a scavare in profondità sul senso della fede,ma soprattutto della vita;il corpo è destinato a spegnersi,ma la materia resta,i ricordi sembrano dissolversi,ma l’informazione che oggi è studiata proprio dall’antagonista apparente della fede,la fisica moderna,ci offre l’opportunità di capire cosa scompare realmente quando noi moriamo.
Un istante prima c’è una “persona” e subito dopo un “corpo”,con una differenza materiale che sembra minima,con gli atomi ancora lì perchè le cellule non scompaiono,il carbonio,l’idrogeno,il ferro ecc restano ad occupare lo stesso spazio di quando siamo in vita,però l’uomo è morto!
Non è un fatto solo biologico,ma una domanda che dalla filosofia della morte si estende alle neuroscienze. Verrebbe spontaneo pensare che smettendo il cervello di funzionare termini anche la coscienza,come suggeriscono le evidenze scientifiche,ma come ricorda Mounier,cosa si intende per “coscienza”?
Non certo un singolo atomo o una molecola,neppure un neorone,ma una “configurazione”,rete di “connessioni”,impulsi, sinapsi,ricordi ecc che producono la sensazione di essere “persona”unica ed irripetibile. Anche quando bruciamo un oggetto,libro o aggeggio che sia,esso non scompare,in natura nulla si crea nulla si distrugge,cambia forma,diventa cenere,ma la storia di quel libro resta comunque nella sua struttura. Così cambiano le attività delle nostre cellule dei meccanismi epigenetici che lasciano anche nella materia una traccia indelebile,vivente.
Una sorta di “memoria molecolare”,un sistema e qui oggi la fisica quantistica,offre l’idea che la coscienza,il pensiero sopravviva al nostro corpo,il nostro “io” dopo la morte, e però quando detta fisica si imbatte nel problema dell’anima,dimostra tutto il proprio limite,perchè gli atomi di cui siamo composti non muoiono con noi,il calcio delle nostre ossa,il carbonio delle nostre cellule,l’ossigeno dei nostri tessuti,continueranno a circolare nel mondo dopo di noi e cosa sorprendente,anche la materia proseguirà,proseguiranno le notre azioni,le nostre parole nella memoria degli altri.
La scienza ha un limite che sembra ancor oggi invalicabile:come fa la materia organizzandosi a produrre l’esperienza soggettiva:questo è il centro affascinante del “personalismo”,il mistero comincia con la vita,con la persona unica irripetibile soggettivamente capace di identita.,quello che ci fa dire “IO SONO” ed è per questo che la fede vissuta secondo l’approccio personalistico può ancora e,forse piu oggi del passato,contribuire a rendere la politica messaggio di speranza e rivoluzione comunitaria,oltre gli steccati dei confini,delle lingue,delle tradizioni,perchè l’uomo è unico ma le persone diverse e l’epoca che stiamo ivendo ha messo in crisi le ideologia consolidate del pensiero borghese,perchè occorre dare spazio alle differenze identitarie,più che alle uguaglianze omologanti,mentre oggi siamo ancora prigionieri dello “stato-nazione,nato con la pace di Westfalia nel 1689,defunto col crollo del muro di Berlino nel 1989.
Solo politici mediocri,ospiti di parlamenti svuotati di senso della politica,si ostinano a tenere in vita artificialmente di fronte a migrazioni gigantesche,mai viste finora,di “persone” che ostinatamente definiamo col reietto tiolo di “migranti”,che cercano il senso della vita nella dignità di essere “persone”al di là dei confini,dei muri e delle ormai superate nazioni!
Prof Giulio ALFANO
Presidente Istituto Emmanuel Mounier – Italia