Nel 2020 Papa Francesco lanciò il Global Compact On Education,un patto educativo globale per affrontare quello che il suo predecessore Benedetto XVI aveva definito “emergenza educativa”;siamo arrivai alla conclusione dell’evento giubilare e il nuovo pontefice Leone XIV intende proseguire il progetto che ha coinvolto scuole,università e istituzioni educative pubbliche e private di tutto il mondo.
Ma quali sono stati i concetti chiave che hanno animato questa feconda avventura?:innnazitutto la pace come lavoro da costruire ogni giorno attraverso il trinomio:insegnare,coltivare e creare. Poi la condivisione come terreno concreto per sperimantare la pace,già nell’educazione scolastica “aspettando il proprio turno” insegnando cioè che la pace come educazione si apprende con l’esercizio delle virtu come la prudenza e la pazienza.,con un processo che si realizza attraverso il rispetto per se e per gli altri.
Ci siamo posti come università coinvolte il modo attraverso il quale coltivare il Global Compact in ambito accademico e l’esperienza della Pontificia Università Lateranense he ha molte internazionalitò e diverse lingue,è stata foriera di sviluppi interessanti,con l’accettazione delle differenze con spazi sicuri per le espressioni personali e l’eventuale gestione dei conflitti. A noi è stato assegnato l’ambito di “Pace e Cittadinanza” e tale tema abbiamo creduto con il Boston College speculare nel lavoro al medesimo ambito,di poterlo attuaresuperando nel rapporto educativo i silenzio come anticamera del conflitto,coltivando l’empatia,traguardo difficile ma possibile,attraverso prpprio la ricchezza delle culture che ci sono nel nostro atene. Spazi sicuri che superano la semplice accoglienza,nd sentire l’altro,lo studente,non come un ospite ma un vero protagonista.
In tutto questo percorso elemento importante e fondamentale è la solidarietà raverso lo studiocomune,che fa superare il pudore delle fragilità;l’università come palestra di educazione alla cittadinanza attiva,essendo comuni protagonisti dello studio,non solo ome mera attività didattica.ma arricchimento delle esperienze,quindi affrontando la sfida di superare il nozionismo ma come realizzarlo?
Innanzitutto cercando di vedere l’altro non in termini antagonistici,ma come apertura alla confidenza delle esperienze ed espressione degli ideali propri della solidarietà,presupposto di un progetto educativo per la pace;poi abituando a comprendere la filosofia empatica di ogni cultura,attraverso la maieutica del linguaggio,col potere della parola viva:esserci quando E’ il momento NON quando si HA un momento,hè nessun conflitto puo trascendere nell’odio. Il dialogo quindi come cnfronto fra dati esperenziali e percorsi personali:l’esplorazione delle narrazioni,partendo da un programma di studio per vivifcare il vissuto cheognuno porta con se.
Una consapevolezza costruttiva,libertà di informazione attraverso gli strumebti del progresso tecnico superando l’omologazione del pensiero.
Su questo fersante Papa Francesco lanciò il GCE, e nel contempo volle promuovere il ciclo di studi in Scienze della Pace e Cooperazione Internazionale nella Pontificia Università Lateranense,la Sua università! Per approfndire i peace studies,con un interazione umanistico-scientifica;per operare tecniche di sviluppo di peacekeeping peace building e soprattutto per unire giustizia e pace nella cooperazione allo sviluppo con competenza,conoscenza e ricerca,in una sinergia con le organizzazioni no profit e cooperando con tutte le organizzazioni che operano per la pace n percorso didattico e pedagogico.. Ciò ha agito anche in sintonia col Magsitero nella dinamica del pr9ncipio di sussidiarietà,vivendo l’università come esperienza di pace e anche laboratorio per costruire una vera democrazia partecipativa che ponga al centro la persona.
La democrazia si vive nella comunità accademica come formazione e cooperazione delle idee e dei progetti e in tal modo il Global Compact On Education è un esperienza preziosa che arricchisce l’attività didattico culturale e rende il tema “pace e cittadinanza” non un obiettivo astratto ma un momento di vita vissuta e di esperienza fattiva
Prof. Giulio ALFANO
Presidente Istituto “Emmanuel Mounier- Italia”
C’è un tempo