Nel vortice dell’immane tragedia della seconda guerra mondiale su iniziativa di Mons.Giovanni Battista Montini,fu scelto l’ameno luogo domenicano di Camaldoli,anche su suggerimento di Padre Mariano CordovaniO.P.teologo della Casa Pontificia,per riflettere quale società si sarebbe potuta costruire una volta fosse finita la guerra. (1883/1950). Il periodo,per combinazione degli eventi,fu straordinariamete significativo:da domenica 18 luglio,giorno precedente il primo bombardamento di Roma,al 24 luglio giorno della riunione del Gran Consiglio fascista che avrebbe messo in minoranza Mussolini.
Si discusse della centralità della persona,di quale organizzazione dare allo stato una volta ripristinata la democrazia,e non una democrazia formale,del consenso,ma una democrazia della partecipazione mettendo la persona al centro,ma dotandola degli strumenti necessari per avere un ruolo politico responsabile nelle vicende sociali. E per questo Sergio Paronetto,che di fatto fu l’artefice di quel documento che si intitolava “Per una comunità cristiana”,poi meglio noto come “Codice di Camaldoli”,volle scrivere sulla rivista “Studium” nel fascicolo di settembre 1943 un articolo significativo intitolato non a caso”Morale professionale del cittadino”,che da un lato si poneva nel solco della dottrina tradizionale seguita fino ad allora dalla rivista,ma che in quel contesto storico diventava una sorta di manifesto culturale politico alla luce degli avvenimenti che si stavano vivendo e alla luce,soprattutto,del crollo del fascismo. Una sorta di manifesto “prepolitico” dal quale oggi,di fronte alla crisi irreversibile della cosiddetta seconda repubblica,dovremmo prendere più di una ispirazione;costruire un protocollo di linee ispiratrici vaalidamente solide contro il decadimento allora drammatico,oggi non meno difficile,delle istituzioni verso una classe politica trasversale che ha tradito la sua funzione sociale.
Paronetto in quell’articolo puntava l’indice su un “peccato collettivo” consistente nella disciplina divenuta conformismo,l’ordine scettica e stanca inerzia,la gerarchia servile obbedienza,la fortezza violenza e prepotenza,la fede rinuncia all’intelligenza,la fermezza intolleranza,la pazienza quetismo,la ragionevolezza opportunismo,l’ardore odio,tutto ciò a causa di una mancata partecipazione di tutti e ciascuno dei “cittadini”. Di qui credo l’attualità di quell’articolo i tanti anni fa,soprattutto quando Parnetto dice,testualmente:”…Quante volte abbiamo peccato di omissione,di debolezza,di stolta paura?Quante volte abbiamo ripetuto l’arido gesto di Pilato,quante volte abbiamo rinunciato al dovere di giudicare,rifiutando gli attributi umani del raziocinio per paura della verità per paura di trovarla scomoda o contraria ai nostri interessi?”
Purtroppo ancora oggi ci sono le conseguenze di una pedagogia totalitaria e ancor oggi come allora voleva far credere anche questa democrazia non invera una nazione cattolica,non mette al centro la persona ma ha reso il desiderio di godimento materiale un diritto ,il servilismo un comodo rifugio della coscienza,l’amore della verità un intralcio all’appetito dei sensi. Occorre “rieducare alla cittadinanza” che come professione esige l’educazione politica di tutti e la formazione civile di ciascuno. Certo che rispetto all’invito di oltre 80 anni fa di Paronetto,oggi la situazione è perfino più complessa,avendo vissuto in questi ultimi 30 anni la cultura del piacere edonistico e del disprezzo della legge uguale per tutti,impartita dal tubo catodico da chi,per molti anni ha usato le istituzioni come strumento di perversione del senso morale e dell’etica collettiva.
Tuttavia ci sono ancora segnali incoraggianti soprattutto nei giovani,almeno quelli esenti dalla dipendenza dell’apparenza,che non hanno timore di affrontare mari sconosciuti per difendere innocenti profughi per ribadire il diritto di tutti ad essere “persona”,per far capire che lo stato nazione è finito col crollo del muro di Berlino, che scendono in piazza per difendere il diritto al dissenso,che vogliono comunque cambiare l’acquiescenza in partecipazione.
Ma non basta!
Occorre un segnale e un impegno politico che superi il conflitto tra democrazia rappresentativa e dialettica partitica ,tra educazione delle masse e conflittualità delle forze politiche perchè solo con slogans emotivi e paura della diversità la democrazia per il ripristino della quale all’epoca di Paronetto un intera generazione non esitò a sacrificare la propria vita per la libertà di tutti..TUTTI..come ammonisce la nostra Costituzione che da Camaldoli prese corpo,la democrazia appunto muore!!
Prof. Giulio ALFANO
Presidente Istituto Emmanuel Mounier- Italia