Alcuni anni fa la figlia naturale di Benito Mussolini,Elena Curti Cucciati,diede alle stampe un interessante volumetto dal titolo suggestivo “Il chiodo a tre punte”; in esso questa signora nata nel 1922 a pochi giorni dalla marcia su Roma da un fugace rapporto che il Duce ebbe con la madre sposata ad un militante fascista, e morta centenaria nel 2022 dopo aver vissuto molti anni in Spagna, ripercorre gli ultimi giorni,financo le ultime ore di Benito Mussolini prima della sua cattura da parte dei partigiani comunisti.
Elena Curti scoprì solo a 18 anni che il padre naturale fosse il capo del fascismo e ne subì un trauma,pur conscendo questo padre biologico che molto in ritardo si occupò da lontano di lei,mantenendola agli studi e inserendola nel corpo delle ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana dopo la fine del regime fascista.
Da questo volume che è molto interessante perchè fa luce direttamente su quei drammatici momenti che videro la fine cruenta della repubblica di Salò,apprendiamo notizie finora inedite su come Mussolini,ormai perduta ogni speranza di espatriare clandestinamente in Svizzera,sia stato di fatto abbandonato dagli stessi tedeschi.
Dopo che Mussolini aveva girovagato per ore inutilmente intorno al lago alla ricerca di una possibile mediazione o,forse,in attesa cdi incontrare chissà quale intermediario,Elena incontrò questo padre naturale mentre la colonna degli ultimi gerarchi fedeli al Duce ne seguiva il cammino;lei si trovava sulla blindo dove era l’ultimo drappello di repubblichini in fuga.
Alessandro Pavolini che era il segretario del Partito Fascista Repubblicano, aveva cercato di radunare anche dei ragazzi,poco più che adolescenti,inquadrati nel reparto detto “Onore e Combattimento”,sedicenni appena,che messisi in viaggio comandati da Utemperghe,un fascista estremista vicino a Mussolini,da Lucca erano arrivati a Menaggio per difendere il loro Duce che erano sicuri non si sarebbe mai arreso ai partigiani fino a morire con le armi in pugno.
Appena arrivato questo gruppo di adolescenti vicino al Duce, il quale viaggiava in un auto guidata dal suo autista personale,tal Carradori,e seguito dall’amante Claretta Petacci e dal di lei fratello Marcello, Mussolini venne invitato da Pavolini stesso a scendere dall’auto e recarsi nella blindo per maggiore sicurezza.
Ma dopo pochi minuti la blindo,che era un camion con un pò di latta ricoperta a mò di autoblindo e con le ruote di un camion,dovette fermarsi perchè il conducente avvertì che qualcosa non andava:una ruota si era bucata a causa di un chiodo a te punte!
Il chiodo a tre punte aveva fatto la sua prima comparsa durante le quattro giornate di Napoli nel settembre 1943,quando i guaglioni partenopei “inventarono” appunto un chiodo a tre punte perche’ comunque fosse caduto avrebbe di sicuro bucato molte vetture e camion dei nazisti e così fu e molti camion e vetture naziste rimasero “azzoppate” favorendo la rivolta del popolo a mani nude contro gli occupanti nazisti e contribuendo alla liberazione della città.
Questo modello di chiodo evidentemente imitato in alte parti d’Italia,comparve anche sul cammino di Mussolini e dei gerarchi fuggiaschi,rallentandone e,forse,causandone per il ritardo nella fuga,la cattura da parte dei partigiani.
Infatti occorsero diverse ore per riparare la ruota bucata della blindo e in quel frangente la colonna di tedeschi che affiancava i fascisti in fuga,propose al Duce di salire sul camion dei loro soldati affinchè mescolato tra la truppa con pastrano ed elmetto tedesco ,potesse passare inosservato ad un eventuale posto di blocco partigiano.
Mussolini ci pensò un po su, poi passando davanti ad Elena Curti scese dalla blindo,prese il pastrano che i tedeschi avevano consegnato al suo autista Carradori,si infilò l’elmetto tedesco e a mezza voce pronunciò una frase terribile,sentita solo da Elena,detta da un uomo che aveva trascinato senza motivo un intero popolo in una guerra fratricida :”..Mi fido più dei tedeschi che degli italiani!” salì sul camion dei soldati nazisti lasciando tutti al loro destino,indifferente allo sguardo basso e vergognoso di Pavolini e degli altri ultimi gerarchi che ne avevano condiviso fino ad allora la fuga.
Il commento di quei giovanissimi del reparto “Onore e Combattimento” giunti li da Lucca per fare da scudo al loro Duce,cresciuti ed educati per anni dalla retorica fascista e che avevano, ad appena 16 anni, subito con coraggio il pericolo di mitragliamenti,bombardamenti,rastrellamenti durante quell’avventuroso cammino,vedevano il loro Duce fuggire abbandandoli a morte sicura,indifferente persino alle perorazioni dei suoi gerarchi. Quel commento di adolescenti, sentito da Elena Curti sbigottita da quanto accadeva, forse è più eloquente di qualsiasi altro giudizio: “..E noi che abbiamo sfidato tutto per venire a difenderlo…e lui scappa vestito da tedesco?”
Ecco questo era l’uomo Mussolini,il Duce del fascismo,l’uomo che aveva sempre ragione e che aveva mandato a morire in guerra tanti giovani e che di lì a poche ore,forse abbandonato o tradito dagli stessi tedeschi per seguire i quali aveva scatenato la più terribile delle guerre,avrebbe trovato la morte e il ludibrio dell’oltraggio di piazzale Loreto.
Giulio Alfano
Presidente Ist. Mounier